Microcredito da sostenere. Le banche si diano una mossa!

Di Giuliano Bignasca
Con uno sforzo irrisorio potrebbero mettere a disposizione oltre un milione di Fr all’anno.

L’Unione europea, che noi spesso critichiamo, si è dimostrata lungimirante e sensibile sul cosiddetto microcredito e, in particolare, quel microcredito dovuto alle impellenti necessità delle persone disoccupate con tanta voglia e il pallino da imprenditore che vorrebbero mettersi in proprio e dare vita a piccole imprese. Il budget iniziale previsto dalla Commissione UE è di 100 milioni di euro, ma complessivamente potrebbero essere mobilitati (così almeno dicono) fino a 500 milioni grazie alla cooperazione degli istituti finanziari, a partire dalla Banca europea degli investimenti.
L'iniziativa, secondo la Commissione, dovrebbe consentire di attribuire circa 45.000 microcrediti ad altrettanti imprenditori che vogliono iniziare un'attività autonoma nei prossimi otto anni. Il termine microcredito, per la Commissione europea indica un prestito inferiore ai 25 mila euro ed è concepito per aziende che occupano meno di dieci persone, così come per i disoccupati o i senza lavoro che vogliono lanciarsi in un'attività autonoma.

Cosa si fa in Svizzera per il microcredito?
Ben poco! Non fa niente la Confederazione, non fa niente il Cantone che si occupa già del promovimento dell’economia (salvo un fantomatico credito quadro), non fanno niente i comuni (solo Lugano comincia adesso ad affacciarsi timidamente sulla scena, ma non basta!). Soprattutto, non fanno niente le banche che operano sul territorio. Eppure, se in Ticino queste banche mettessero a disposizione per il microcredito anche solo una media di 20 mila franchi a banca (in Ticino ci sono circa 70 banche) avremmo la possibilità ogni anno di elargire per il microcredito nientemeno che 1,4 milione di franchi.


E cosa aspetta la Città di Lugano a mettere a disposizione a questo scopo mezzo milione?
Per questo affare “tra piccoli” non bisogna scomodare l’UBS e il Credit Suisse il cui grosso problema sembra al momento quello di come versare i bonus ai loro collaboratori senza che nessuno si faccia vedere. Vorremmo invece scomodare quelle banche che sparano ai quattro venti che sono belle, brave e vicino alla gente. Prendiamo per esempio la Banca Migros, che per vocazione dovrebbe agire in funzione del territorio in cui opera. Oppure le Raiffeisen che “la mettono giù dura”, gongolandosi negli utili che si distribuiscono nella grande famiglia dei soci, per la loro presenza capillare sui territorio e sulla struttura organizzativa diversa rispetto alle altre banche. Oppure ancora la Banca dello Stato che non sa più dove mettere i soldi che guadagna.
Orbene, queste tre banche, due delle quali fanno credito all’industria e al commercio (Banca dello Stato e Banca Migros ) e una, la Raiffeisen, che fa unicamente il meno rischioso credito ipotecario, potrebbero prendere la palla al balzo e impostare un’azione comune da loro guidata e da loro promossa presso le altre banche della piazza finanziaria ticinese a favore del microcredito. Sarebbe un’occasione di dimostrare di essere veramente al servizio del territorio. Essere al servizio del territorio non significa unicamente spartirsi gli utili raccolti sul territorio.

In concreto
Cosa potrebbero fare concretamente queste banche per il microcredito?

Potrebbero per esempio fare un fondo comune capitalizzato con 100 mila franchi e perorare la causa presso altre banche della piazza in modo da raccogliere altri 800 mila franchi. Ci sarebbero così a disposizione per il microcredito un milione di franchi l’anno. Considerando il numero delle banche presenti sulla piazza ticinese, sarebbero circa 20 mila franchi per banca. Con questa cifra si potrebbero concedere 40 microcrediti l’anno da 25 mila franchi l’uno.
A questo punto le tre banche (Raiffeisen, Migros e BancaStato) dovrebbero fare di più. Non in termini di soldi, ma di organizzazione del lavoro. Dovrebbero prender contatto con le due o tre associazioni che operano in Ticino (senza mezzi) nell’ambito del microcredito e, insieme, creare un pool di persone (almeno una trentina), per esempio impiegati di banca in pensione, disposti a dare una mano a coloro che chiedono il prestito in modo da gestire le loro richieste di credito in maniera seria e in seguito dovrebbero seguire da vicino chi riceve il prestito in modo da portare a termine con successo l’obiettivo prefissato. Un’operazione questa da sviluppare su tre anni e poi fermarsi un attimo a riflettere su quanto intrapreso in modo da correggere eventuali errori per poi ripartire meglio.


Ripetiamo, con un po’ di entusiasmo e iniziativa e con una spesa di meno di 20mila franchi per banca della piazza si potrebbe mettere in piedi un fondo per il microcredito in Ticino dotato di un milione di franchi l’anno.

Giuliano Bignasca ( 14/03/2010. Mattino della Domenica)