Microcredito da sostenere

Dal Mattino della Domenica del 31 gennaio 2010

Crisi? Fuori i soldi e usiamoli bene. Microcredito da sostenere

 Negli ultimi tempi giovani appena usciti dai vari ordini di scuola e, specialmente, persone lasciate a casa dalla propria ditta, hanno deciso che piuttosto di prendersi lo statuto di disoccupato, è meglio intraprendere un’avventura imprenditoriale. Attenzione, non parliamo in questo caso necessariamente di piccole aziende tecnologicamente avanzate. Le persone di cui parliamo hanno bisogno di sostegno ridotto, immediato e non unicamente finanziario, ma anche di conoscenza, in particolare in ambito manageriale e fiscale. Una cosa va subito detta, giusto per levare incomprensioni: il microcredito deve aver un carattere prioritariamente imprenditoriale e non necessariamente sociale. Chi fa richiesta per ottenere un microcredito (crediti mediamente attorno ai 30-40 milia franchi a testa) deve avere determinate caratteristiche. Un minimo di mentalità manageriale, un piano aziendale e finanziario mediamente attendibile, un servizio e un prodotto che non siano necessariamente legati alla tecnologia avanzata, ma quantomeno mediamente originale, ecc.

Gli accompagnatori e i giudici
Come detto l’organizzazione del microcredito dovrebbe tener conto della necessità di dare a chi porta un progetto per essere finanziato, un’assistenza di tipo diversificato. Ci vuole qualcuno che sia in grado di aiutare a formulare un piano finanziario, un piano d’azione imprenditoriale. In pratica, detta in parole semplici, è necessario sapere cosa si intende fare con i soldi del microcredito. Da notare che le persone che aiutano i papabili fruitori di un microcredito saranno pure in grado di giudicare l’idoneità dei richiedenti. Poi ci vuole chi decide se accordare o meno quanto richiesto. Oggi già c’è chi, senza chiedere niente fa questo “mestiere”.
Per esempio l’associazione AMISI, l'Associazione microcredito Svizzera italiana. Anche un’altra associazione che si chiama Formika, opera in questo ambito. La vita per loro non è facile. In effetti, come era già stato sollevato in passato, il meccanismo del microcredito, che sulla carta presenta caratteristiche interessanti, da noi in Ticino si è inceppato. Cosa succede? Succede che questo tipo di crediti non lo fa nessuno: non lo fa il Cantone, perché, si dice, non è il suo compito. Anche le banche non praticano il microcredito. E lo si comprende, perché l'attività di microcredito necessita di una tale struttura di specialisti del credito, al di fuori di ogni logica imprenditoriale. E allora, chi può praticare il microcredito? La domanda rischia di rimanere senza risposta anche se sembra essere uno degli elementi centrali per il successo o l'insuccesso delle molte iniziative sorte negli ultimi tempi per promuovere il microcredito in Ticino.
Per risolvere la situazione e portare sollievo a chi necessita del microcredito, per sopravvivere e poi crescere, bisogna lavorare su due fronti: innanzitutto bisogna trovare i soldi, che, secondo noi, è il problema minore. In secondo luogo bisogna mettere in piedi un’organizzazione elastica, funzionante e poco costosa, tenendo conto di quanto già esiste. Noi della Lega ci stiamo pensando!

Giuliano Bignasca

il Mattino della Domenica

31 gennaio 2010